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Caldo e farmaci: cosa sapere quando le temperature salgono

Caldo e farmaci: cosa sapere quando le temperature salgono

Quando arriva un’ondata di calore, i consigli sembrano sempre gli stessi: bere più acqua, evitare di uscire nelle ore più calde, cercare ambienti freschi e prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone fragili.
C’è però un aspetto di cui si parla molto meno: i farmaci.

Per chi segue una terapia cronica, infatti, le alte temperature non rappresentano soltanto un disagio.
In alcune situazioni il caldo può sommarsi agli effetti di determinati medicinali e rendere più difficile per l’organismo mantenere il proprio equilibrio.

Perché caldo e farmaci possono interagire?
Il nostro organismo possiede diversi meccanismi per adattarsi alle alte temperature. Aumenta la sudorazione, modifica il flusso sanguigno verso la pelle e mette in atto una serie di risposte per disperdere il calore e mantenere stabile la temperatura corporea.
Tutto questo, però, comporta anche una maggiore perdita di acqua e sali minerali.

Alcuni farmaci possono influenzare questi stessi meccanismi o rendere l’organismo più vulnerabile agli effetti del caldo.
È il caso, per esempio, di alcune categorie come diuretici, antipertensivi e alcuni psicofarmaci.
I diuretici possono favorire la perdita di liquidi; alcuni farmaci utilizzati per controllare la pressione possono contribuire, in determinate circostanze, a episodi di ipotensione; alcuni psicofarmaci, invece, possono interferire con la sudorazione, la percezione del caldo o i meccanismi di termoregolazione.

Questo non significa che questi medicinali diventino improvvisamente “pericolosi” in estate.
Significa piuttosto che il contesto cambia e che, soprattutto nelle persone più fragili, può essere necessaria maggiore attenzione.

Caldo e farmaci: cosa sapere quando le temperature salgono

Chi dovrebbe prestare particolare attenzione?

Il problema riguarda soprattutto chi ha una minore capacità di adattarsi alle temperature elevate.
Penso in particolare alle persone anziane, a chi assume contemporaneamente diversi farmaci, a chi soffre di patologie croniche e a chi ha difficoltà a mantenere un’adeguata idratazione.
In questi casi, durante le giornate particolarmente calde, sintomi come debolezza insolita, capogiri, confusione, pressione molto bassa, riduzione importante della diuresi o malessere persistente non dovrebbero essere ignorati.
La presenza di sintomi importanti o compatibili con un colpo di calore richiede naturalmente una valutazione sanitaria tempestiva.

La regola più importante: non modificare la terapia da soli

È probabilmente il messaggio che considero più importante.
Non bisogna sospendere, ridurre o modificare autonomamente un farmaco perché fa caldo.
Una terapia prescritta risponde a una precisa necessità clinica e interromperla senza indicazione può comportare rischi anche maggiori.
Se durante un’ondata di calore compaiono disturbi, oppure si hanno dubbi sulla propria terapia, la scelta corretta è confrontarsi con il medico o con il farmacista.
Anche un semplice controllo dei medicinali assunti può essere utile per individuare eventuali fattori che meritano maggiore attenzione.

Non dimentichiamo come conserviamo i medicinali
C’è poi un secondo problema estivo spesso sottovalutato: la conservazione dei farmaci.
Automobili parcheggiate al sole, borse lasciate sulla spiaggia o medicinali conservati vicino a finestre e fonti di calore possono raggiungere temperature molto elevate.
È quindi importante leggere sempre le indicazioni di conservazione riportate sulla confezione e sul foglio illustrativo e rispettare eventuali temperature specifiche, soprattutto per i medicinali che richiedono refrigerazione.
In caso di dubbi su un farmaco rimasto accidentalmente esposto a temperature elevate, meglio chiedere al farmacista prima di utilizzarlo.

Il mio commento da farmacista

Ogni estate vediamo campagne che ricordano quanto sia importante bere, proteggersi dal sole e non uscire nelle ore più calde. Sono indicazioni fondamentali, ma credo che dovremmo parlare di più anche del rapporto tra caldo e terapie farmacologiche.
Non per creare allarmismo e, soprattutto, non per indurre le persone a modificare autonomamente i propri medicinali.
Esattamente il contrario.
Informare significa aiutare il paziente a riconoscere le situazioni nelle quali è opportuno chiedere consiglio.
Come farmacista considero questo uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro: non limitarsi alla dispensazione del medicinale, ma aiutare la persona a utilizzarlo correttamente anche quando cambiano le condizioni che la circondano.
E un’ondata di calore è proprio una di queste condizioni.
Perché, soprattutto nelle persone più fragili, a volte non è soltanto il caldo. È il caldo insieme ai farmaci.

Dott.ssa Alina di Ronza
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